«Ovunque tu vada, troverai sempre dei catalani», mi assicura. E le credo. Andare in bici le ha permesso di conoscere i suoi migliori amici e persone da ogni parte; a casa sua e fuori, anche molto lontano. Persino in Nuova Zelanda. Durante una gara ha stretto amicizia con alcuni belgi e, tre anni dopo, li ha incontrati di nuovo, ma in un altro Paese e in un’altra gara. Questa è la magia della bici, secondo Ada Xinxó.
45 anni, il marchio di Sabadell sulla pelle e una passione che coinvolge due ruote e tanta voglia di far lavorare le gambe. Curiosando sul suo account Instagram, vedo che si descrive con una frase che dice di rimandare a un altro giorno la vita contemplativa. Quando parlo con lei, confermo ciò che avevo intuito volesse dire: «Non so stare ferma. Anche quando sono in vacanza, devo fare un’avventura o un’altra».

«Ottimo», penso, ci troviamo davanti a un altro caso di dinamismo estremo. Vediamo se impariamo qualcosa.
Ada partecipa a gare di MTB (o mountain bike, perché ormai vogliamo tutto anche con le sigle), sia di lunga distanza sia di ultradistanza, oltre a gare a tappe qua e là. Per chi, come noi, si sta appena introducendo umilmente in questo sottobosco, significa gare da 70 a 120 chilometri nel caso della lunga distanza e da 500 a 1000 nel caso dell’ultradistanza. Per non parlare delle gare a tappe. Svengo.

La cosa più curiosa, per me, è scoprire le origini di questa passione. Perché Ada non se n’è sempre occupata. Era assistente di direzione in un’azienda e un giorno ha detto basta. È passata al mondo della bici, che a partire dai 30 anni ha riconosciuto come la sua passione, ricoprendo ruoli in negozi di biciclette, come guida cicloturistica e in negozi di articoli sportivi online. Una volta terminata — o almeno sotto controllo — la pandemia di Covid-19, è tornata a fare la guida in bici (sia su strada sia gravel), soprattutto per turisti desiderosi di assorbire la bellezza dei paesaggi dell’Europa meridionale.
Ma perché la bici? E soprattutto, perché a 27 o 28 anni? «Volevo cambiare la vita sregolata che conducevo», racconta. «Lavorare, uscire a far festa nei fine settimana, fumare…». Si è posta l’obiettivo di riformulare le proprie abitudini e ha iniziato a correre, ma le mancava il fiato. Ti capisco, Ada. Più tardi ha provato la bici e le è piaciuta. Quell’esperienza si è trasformata in una pratica salutare, con una forte componente sociale, che la portava in luoghi dove non era mai stata. Per completare il quadro, un giorno — quasi senza volerlo — è rimasta impressionata dopo aver percorso 80 chilometri in bici. A quel punto ha visto tutto chiaramente e ha iniziato a iscriversi alle gare.

Aggiunge, trattenendo una risata, che è passata dall’andare a dormire alle 5 del mattino all’alzarsi alle 6 per uscire in bici. Che svolta narrativa, Ada, lo ammetto. «Da piccola ero molto impacciata», mi confessa. A quanto pare aveva provato molti sport come attività extrascolastiche, ma nessuno finiva per convincerla del tutto. Durante le vacanze, però, lei e i suoi cugini si spostavano in bici. Da adulta ci ha riprovato e le è andata a pennello. Anche, in parte, perché l’ha portata per un po’ in mezzo alla natura, cosa che fa sempre bene.
Prima di chiederle di Salssa (no, non ha ancora provato nessun pouch), cerco di capire il rapporto che mantiene tra alimentazione e sport. Mi lascia senza parole quando, senza alcuna fissazione, commenta: «Sono una che mangia quello che le va e cerca di farlo in modo equilibrato». Non ci gira troppo intorno, cosa che, in realtà, non mi sembra affatto negativa. Ognuno pensi alle proprie cose!
Per concludere, ricorro a una domanda tipica che all’improvviso mi sembra misteriosa: potresti stare bene senza fare sport? «No. Ho bisogno di muovermi», dichiara con un misto di entusiasmo, energia e vivacità.
Non mi stupisce che la chiamino «Ada non stop».