Ci sono persone che traboccano di energia. Energia positiva, di quella che si trasmette e che, magari, tutti avessimo sempre dentro. Persone con cui parlo e che mi fanno venire voglia di muovermi, partire, osare. Che mi ricordano che vivere con maggiore o minore intensità dipende da noi e che a volte la paura ci limita.
Maite è una di loro.
Nata a Soria, viveva a Madrid quando decise di mettere un punto e ricominciare da zero a Tokyo insieme a suo marito. Perché no?
Ha 42 anni e sui social è conosciuta con il nome di Maite Japon. È influencer, consulente e giornalista freelance; è stata corrispondente di Telecinco e attualmente lo è per Antena 3. È anche madre di due bambini. E da poco è diventata runner.

Mi racconta che ha sempre amato molto fare sport, ma che l’Asia ha catturato la sua attenzione sotto ogni punto di vista e per alcuni anni ha messo da parte l’attività fisica. Da bambina, però, aveva giocato a tennis e, dopo un lungo periodo di pausa, un giorno si è detta: “voglio ricominciare”. Dopo un po’ di tempo, una doccia post-allenamento le ha fatto scoprire un piccolo nodulo al seno. Le diagnosticarono un tumore al seno e, quindici giorni dopo, atterrava in Spagna. Le confermarono la malattia il 23 dicembre e la operarono la notte dell’Epifania. Sono passati due Natali da allora. “Non ho mai pensato che sarei morta”, mi dice. Era tranquilla e felice di poter ricevere cure ed essere operata. “È che, se fossi nata in un altro Paese o in un altro continente, probabilmente non avrei avuto questa opportunità. Per me era tutto positivo.” Non dovette sottoporsi né a chemioterapia né a radioterapia e, dopo due mesi di recupero, tornò a casa sua, in Giappone. E al tennis.

L’anno scorso rimase senza un posto per giocare a tennis e fu allora che prese in considerazione l’idea di iniziare a correre. “Ci avevo già provato moltissimi anni fa, ma mi sembrava noiosissimo, soporifero, mentalmente distruttivo”, mi confessa. Ti capisco, Maite. “Però mi sono detta: senti, bisogna fare qualcosa. Vado su internet, cerco ‘gare a Tokyo’ e vedo ‘mezza maratona di Tokyo a ottobre’. Era aprile. E mi sono iscritta, così, dal nulla. Perché sì.” Dal non riuscire a correre nemmeno venti minuti di fila a correre una mezza maratona. In cinque mesi di impegno e disciplina, credendo in se stessa e avendo fiducia. E con l’aiuto di professionisti dello sport e dell’alimentazione, ce l’ha fatta. “Sono stata felicissima, perché soprattutto volevo correre la mezza maratona guardando i miei figli e volevo che loro mi vedessero correrla. È stato incredibile.” Tagliare il traguardo è stata un’ulteriore prova del fatto che poteva fare ciò che voleva, ma ha ben chiaro che non avrebbe fallito se non fosse arrivata al traguardo. “Per me il successo consisteva semplicemente nell’iscrivermi, a 42 anni, a una mezza maratona e prepararmi. E nel vedere fin dove sarei arrivata.” Ora continua a correre. Dice che ama questo sport perché non dipende da nessuno e che, correndo, ha rafforzato la Maite disciplinata e impegnata con se stessa.

Quando riesco a portare a termine gli allenamenti. Il fatto di riuscire a correre. Quello che provo prima, durante e dopo. Per me è già uno stile di vita.” Mi racconta che non si è mai lasciata fermare da nulla, che non vede ostacoli. Non la conosco, ma sono d’accordo con lei. Mi auguro che la sua voglia di vivere in maiuscolo prevalga sempre sulla comodità di non uscire dalla propria zona di comfort. Dopotutto, questo articolo non esisterebbe se Maite non avesse mai osato.