Ha conseguito una laurea in Scienze dell’attività fisica e dello sport, un master in Nutrizione per l’attività fisica e lo sport, un’altra laurea in Nutrizione umana e dietetica e il titolo di Istruttrice di Motociclismo I.
Ah, scusate. E anche una scuola di trial tutta sua.

A ventisette anni, Maria Giró ha costruito un curriculum impeccabile; ma non ha fatto solo questo. Aveva otto anni quando alternava le gare di ginnastica ritmica a quelle di trial, e dieci quando i suoi genitori le fecero prendere una decisione. «È impossibile gareggiare il sabato nella ritmica e la domenica nel trial». Sono d’accordo. Così ha lasciato la ritmica e ha continuato con il trial.
La prima cosa che le chiedo è da dove abbia trovato la forza per studiare così tanto. Non tutti hanno due lauree, un master e una carriera sportiva professionistica dagli otto ai ventiquattro anni. Sorride e mi dice che lo sport le ha sempre trasmesso valori e amicizie, ma che gli studi sono molto importanti. Anche se costano fatica. Al momento, con il trial non ci si può guadagnare da vivere, tanto meno nell’ambito femminile (anche se, afferma, «ci sono sempre più ragazze che lo praticano»). Ha quindi dovuto conciliare allenamenti, gare, lezioni ed esami. E questo le ha insegnato a organizzarsi, «a sfruttare il tempo e a spremere ogni momento libero». Anche adesso.

Un esame di nutrizione l’ha spinta a voler intraprendere una specializzazione e, dopo aver terminato il master, a conseguire la laurea. L’ha conclusa quest’anno. Nel frattempo ha dovuto lasciare il trial, ma le piaceva così tanto che ha fondato una scuola dove insegna ad allievi a partire dai quattro anni. Alcuni di loro partecipano a campionati regionali, nazionali e persino mondiali. Proprio come lei, che ha gareggiato anche a quei livelli. Seconda classificata ai Mondiali in Giappone, prima a squadre al Campionato del Mondo per Nazioni, sesta nella classifica generale… Solo per fare qualche esempio.
Competizioni di questo livello mi fanno pensare alla gestione mentale che richiedono. I nervi, l’esposizione, le aspettative… Quando glielo faccio notare, mi racconta che all’inizio soffriva molto a livello psicologico. «Ero molto nervosa e facevo fatica a gestire gli errori». Ma una borsa di studio sportiva le ha permesso di lavorarci con dei professionisti, e ora fa lo stesso con i suoi allievi quando gareggiano. Li accompagna dal punto di vista psicologico, e non solo loro; segue anche i genitori, che vogliono che i figli vincano. «A volte può essere più complicato che gestire i bambini stessi». Nonostante tutto, è felicissima del suo stile di vita. Si gode così tanto il mondo dei motori e della nutrizione che dice di avere la sensazione di non lavorare. Da grande voglio diventare come lei.

Ma perché proprio il trial e non un altro sport? «Mi viene dalla famiglia», racconta. Suo nonno gareggiava già, e la passione per i motori è passata di generazione in generazione. Suo padre, suo zio, i suoi fratelli… Piaceva a tutti. «Era un modo per stare insieme». Quando le chiedo perché si dovrebbe praticare, mi dice che è la base di tutti gli sport motoristici. «Se sai fare trial, puoi fare tutto». Aggiunge che spesso le persone vedono le moto come qualcosa di pericoloso, ma che il trial non prevede velocità, e questo riduce il rischio di farsi male. «È una disciplina davvero fantastica».
E dove si colloca la nutrizione? Perché bisogna tenerne conto? «Se non segui un’alimentazione adeguata –mi spiega–, l’energia durante gli allenamenti e le gare non è ottimale, e aumenta quindi il rischio di subire infortuni sportivi». Succede soprattutto in sport come il trial, nei quali «il volume di allenamento e l’impegno fisico sono molto elevati». Le credo. Cerco di dissimulare quando le chiedo quale sia la cosa più semplice da fare per avere una dieta più sana (in modo così impersonale). «Mangiare di tutto e in modo vario, nelle giuste proporzioni e quantità», assicura. Prendete nota.
A proposito, ha provato le pouch di Salssa. Sembra sincera quando dice che le piacciono molto e che le consiglierebbe. La loro composizione nutrizionale non ha nulla a che vedere con quella degli altri prodotti sul mercato. E ha ragione. Non dovete fidarvi per forza di me, ma se lo dice lei…